Archivi del mese: luglio 2010

Codice di Etica dello Yôga – X. Íshwara pranidhána

X. ÍSHWARA PRANIDHÁNA
• La decima norma etica dello Yôga è íshwara pranidhána,
l’autoaffidamento.
MAESTRO De ROSE
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• Lo yôgin deve essere sempre interiormente sicuro e fiducioso che
la vita segue il suo corso, obbedendo a leggi naturali e che ogni
sforzo per autosuperarsi deve essere conquistato senza ansietà.
• Durante l’impegno della volontà e della dedizione in un lavoro, la
tensione dell’aspettativa deve essere neutralizzata dalla pratica di
íshwara pranidhána.
• Quando la coscienza è tranquilla per aver fatto il possibile pur non
avendo raggiunto il risultato ideale; quando la persona è
impossibilitata nell’ottenere migliori risultati, questo è il momento di
affidare il risultato delle proprie azioni a una volontà superiore i cui
piani molte volte sono incomprensibili.
Precetto moderatore:
L’osservanza di íshwara pranidhána non deve indurre né al fatalismo
né all’indifferenza.
CONCLUSIONE

X. ÍSHWARA PRANIDHÁNA

• La decima norma etica dello Yôga è íshwara pranidhána, l’autoaffidamento.

• Lo yôgin deve essere sempre interiormente sicuro e fiducioso che la vita segua il suo corso  obbedendo a leggi naturali e che ogni sforzo per autosuperarsi deve essere conquistato senza ansietà.

• Durante l’impiego della volontà e della dedizione in un lavoro, la tensione dell’aspettativa deve essere neutralizzata dalla pratica di íshwara pranidhána.

• Quando la coscienza è tranquilla per aver fatto il possibile pur non avendo raggiunto il risultato ideale; quando la persona è impossibilitata nell’ottenere migliori risultati, questo è il momento di affidare il risultato delle proprie azioni a una volontà superiore,  i cui piani molte volte sono incomprensibili.

Precetto moderatore:

L’osservanza di íshwara pranidhána non deve indurre né al fatalismo né all’indifferenza.

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Codice di Etica dello Yôga – IX. Swádhyáya

IX. SWÁDHYÁYA
• La nona norma etica dello Yôga è swádhyáya, o autostudio.
• Lo yôgin deve cercare l’autoconoscenza attraverso l’osservazione
di se stesso.
• Questo autostudio lo si può anche ottenere attraverso la
concentrazione e la meditazione. Sarai aiutato dalla lettura di opere
indicate e, allo stesso modo, ostacolato da libri non raccomandati
dall’ orientatore competente.
• La convivenza con il Maestro rappresenterà il maggiore stimolo
allo swádhyáya.
• L’autostudio deve essere praticato ancora mediante la socievolezza,
l’allargamento del cerchio di amicizie e l’approfondimento del
cameratismo.
Precetto moderatore:
L’osservanza di swádhyáya non deve indurre all’alienazione dal
mondo esterno né all’adottare atteggiamenti che possano portare a
comportamenti strani o che denotano un disadattamento di personalità.

IX. SWÁDHYÁYA

• La nona norma etica dello Yôga è swádhyáya, l’ autostudio.

• Lo yôgin deve raggiungere l’autoconoscenza attraverso l’osservazione di se stesso.

• Questo autostudio lo si può anche ottenere attraverso la concentrazione e la meditazione. Potrai essere aiutato dalla lettura di opere indicate o, allo stesso modo, ostacolato da libri non raccomandati dall’istruttore competente.

• La convivenza con il Maestro rappresenterà il maggiore stimolo allo swádhyáya.

• L’autostudio deve essere praticato anche mediante le relazioni con gli altri, l’allargamento del cerchio di conoscenze e l’approfondimento delle amicizie.

Precetto moderatore:

L’osservanza di swádhyáya non deve indurre all’alienazione dal mondo esterno né all’adozione di  atteggiamenti che possano far sorgere comportamenti anomali o che denotino un disadattamento.

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Codice di Etica dello Yôga – VIII. Tapas

VIII. TAPAS
• L’ottava norma etica è tapas, autosuperamento.
• Lo yôgin deve costantemente fare uno sforzo su se stesso in ogni
momento.
• Questo sforzo di autosuperamento consiste in una attenzione
costante nel migliorarsi giorno per giorno impegnandosi in ogni
circostanza.
• Coltivare l’umiltà e la cortesia sono la dimostrazione pratica di
tapas.
• Mantenere la disciplina nella pratica quotidiana dello Yôga è una
manifestazione di questa norma. Preservarsi da un’alimentazione
incompatibile con lo Yôga fa parte del tapas. Trattenere l’impulso
nel fare commenti maligni su terze persone viene considerata come
corretta interpretazione di questo precetto.
• La serietà nel non mischiare con lo Yôga sistemi, arti o filosofie che
il tuo Maestro sconsiglia, grazie alla sua vasta conoscenza, è tapas.
• L’austerità nel mantenere fedeltà e lealtà al tuo Maestro costituisce
la più nobile espressione di tapas.
MAESTRO De ROSE
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• Tapas è inoltre la disciplina che spiana la strada al compimento
delle altre norme etiche.
Precetto moderatore:
L’osservanza di tapas non deve indurre al fanatismo né alla
repressione e, ancor meno, ad alcun tipo di mortificazione.

VIII. TAPAS

• L’ottava norma etica è tapas, l’autosuperamento.

• Lo yôgin deve costantemente fare uno sforzo su se stesso.

• Questo sforzo di autosuperamento consiste in una attenzione costante nel migliorarsi giorno per giorno impegnandosi in ogni circostanza.

• Coltivare l’umiltà e la cortesia sono la dimostrazione pratica di tapas.

• Mantenere la disciplina nella pratica quotidiana dello Yôga è una manifestazione di questa norma. Preservarsi da un’alimentazione incompatibile con lo Yôga fa parte del tapas. Trattenere l’impulso nel fare commenti maligni su terze persone viene considerata come corretta interpretazione di questo precetto.

• La serietà nel non mischiare con lo Yôga sistemi, arti o filosofie che il tuo Maestro sconsiglia, grazie alla sua vasta conoscenza, è tapas.

• L’austerità nel mantenere fedeltà e lealtà al tuo Maestro costituisce la più nobile espressione di tapas.

• Tapas è inoltre la disciplina che spiana la strada al compimento delle altre norme etiche.

Precetto moderatore:

L’osservanza di tapas non deve indurre al fanatismo né alla repressione e, ancor meno, ad alcun tipo di mortificazione.

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Codice di Etica dello Yôga – VII. Santôsha

VII. SANTÔSHA
• La settima norma etica dello Yôga è santôsha, la contentezza.
• Lo yôgin deve coltivare l’arte di essere contento in tutte le
situazioni.
• La contentezza e la sua antitesi, il malcontento, sono indipendenti
dalle circostanze che li hanno generati. Sorgono, crescono e
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cingono l’individuo solamente dovuto all’esistenza, radicata nel
fondo della personalità, del germe di questi sentimenti.
• L’istruttore di Yôga deve manifestare costantemente contentezza
nei confronti dei suoi colleghi manifestandogli solidarietà e
sostegno reciproco.
• Discepolo è colui che coltiva l’arte di essere contento insieme al
Maestro che ha scelto.
Precetto moderatore:
L’osservanza di santôsha non deve indurre all’accomodamento di
coloro che usano questo pretesto per non perfezionarsi.

VII. SANTÔSHA

• La settima norma etica dello Yôga è santôsha, la contentezza.

• Lo yôgin deve coltivare l’arte di essere contento in tutte le situazioni.

• La contentezza e la sua antitesi, il malcontento, sono indipendenti dalle circostanze che li hanno generati. Nascono, crescono e coinvolgono l’individuo e ciò è solamente dovuto all’esistenza del germe di questi sentimenti, radicata nel fondo della personalità.

• L’istruttore di Yôga deve manifestare costantemente contentezza nei confronti dei suoi colleghi, mostrando solidarietà e sostegno reciproco.

• Discepolo è colui che coltiva l’arte di essere contento insieme al Maestro che ha scelto.

Precetto moderatore:

L’osservanza di santôsha non deve indurre all’accomodamento per coloro che usano questo pretesto per non perfezionarsi.

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Codice di Etica dello Yóga – VI. Sauchan

VI. SAUCHAN
• La sesta norma etica dello Yôga è sauchan, la pulizia.
• Lo yôgin deve essere purificato sia esternamente che internamente.
• Il bagno quotidiano, l’igiene della bocca e dei denti e altre forme
comuni di pulizia non sono sufficienti. Per quanto riguarda il
corpo, bisogna purificare gli organi interni e le mucose, mediante
delle tecniche dello Yôga.
• Non serve a molto lavare il corpo fuori se la persona ingerisce degli
alimenti con elevato tasso di tossine e impurità come le carni di
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animali morti che entrano in processo di decomposizione a morte
avvenuta.
• Allo stesso modo, lo yôgin non deve fare uso di sostanze tossiche,
che inducono alla dipendenza o che alterano lo stato di coscienza,
anche se queste sostanze sono naturali.
• Colui che si preoccupa solo dell’igiene fisica non sta compiendo
sauchan. Questa raccomandazione viene interpretata in maniera
soddisfacente solo quando si pratica la pulizia interiore. Essere
pulito psichicamente e mentalmente costituisce un requisito
imprescindibile.
• Essere pulito interiormente significa non nutrire la tua psiche con
immagini, idee, emozioni o pensieri tossici, come la tristezza,
impazienza, irascibilità, odio, gelosia, invidia, avidità, disfattismo
ed altri sentimenti inferiori.
• Infine, questa norma raggiunge la sua pienezza quando la pulizia
dello yôgin si riflette nell’ambiente in cui vive, la cui
manifestazione più prossima la si nota nella sua casa e nel suo
luogo di lavoro.
Precetto moderatore:
L’osservanza di sauchan non deve indurre all’intolleranza nei
confronti di coloro che non comprendono l’igiene in maniera così
estesa.

VI. SAUCHAN

• La sesta norma etica dello Yôga è sauchan, la pulizia.

• Lo yôgin deve essere purificato sia esternamente che internamente.

• Il bagno quotidiano, l’igiene della bocca e dei denti e altre forme comuni di pulizia non sono sufficienti. Per quanto riguarda il corpo, bisogna purificare gli organi interni e le mucose, mediante le tecniche dello Yôga.

• Non serve a molto lavare il corpo fuori se la persona ingerisce degli alimenti con un elevato tasso di tossine e impurità come le carni di animali morti,  che iniziano il processo di decomposizione a morte avvenuta.

• Allo stesso modo, lo yôgin non deve fare uso di sostanze tossiche, che inducano alla dipendenza o che alterino lo stato di coscienza, anche quando queste sostanze fossero naturali.

• Colui che si preoccupa solo dell’igiene fisica non sta applicando sauchan. Questa raccomandazione viene interpretata in maniera soddisfacente solo quando si pratica la pulizia interiore. Essere pulito psichicamente e mentalmente costituisce un requisito imprescindibile.

• Essere pulito interiormente significa non nutrire la tua psiche con immagini, idee, emozioni o pensieri tossici, come la tristezza, l’impazienza, l’ irascibilità, l’odio, la gelosia, l’invidia, l’avidità, il disfattismo ed altri sentimenti inferiori.

• Infine, questa norma raggiunge la sua pienezza quando la pulizia dello yôgin si riflette nell’ambiente in cui vive, nella sua casa e nel suo luogo di lavoro.

Precetto moderatore:

L’osservanza di sauchan non deve indurre all’intolleranza nei confronti di coloro che non comprendono l’igiene in maniera così estesa.

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Codice di Etica dello Yôga – V. Aparigraha

V. APARIGRAHA
• La quinta norma etica dello Yôga è aparigraha, la non
possessività.
• Lo yôgin non deve essere attaccato ai suoi beni e, ancora meno, a
quelli degli altri.
• Molti di coloro che si sono staccati sono attaccati al desiderio di
non attaccarsi.
• Il vero stacco è quello che rinuncia al possesso dei suoi beneamati,
come familiari, amici e, principalmente, coniugi.
• La gelosia e l’invidia sono manifestazioni censurabili del desiderio
di possedere persone, oggetti o realizzazioni che appartengono ad
altri.
Precetto moderatore:
L’osservanza dell’ aparigraha non deve indurre né al disinteresse per
le proprietà che ci sono state affidate, né alla mancanza di zelo nei
confronti delle persone a cui vogliamo bene.
V. APARIGRAHA

• La quinta norma etica dello Yôga è aparigraha, la non possessività.

• Lo yôgin non deve essere attaccato ai suoi beni e, ancora meno, a quelli degli altri.

• Molti di coloro che si sono distaccati da questo sentimento, sono attaccati al desiderio di non attaccarsi.

• Il vero distacco è quello in cui si rinuncia al possesso dei propri cari, come familiari, amici e, in particolare, coniugi.

• La gelosia e l’invidia sono manifestazioni deplorevoli del desiderio di possedere persone, oggetti o realizzazioni che appartengono ad altri.

Precetto moderatore:

L’osservanza dell’aparigraha non deve indurre né al disinteresse per le proprietà che ci sono state affidate, né alla mancanza di zelo nei confronti delle persone che amiamo.

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Codice di Etica dello Yôga – IV. Brahmácharya

IV. BRAHMÁCHARYA
• La quarta norma etica dello Yôga è brahmácharya, la non
dissipazione della sessualità.
• Questa norma raccomanda totale astinenza dal sesso agli adepti
dello Yôga Classico e a quelli di tutte le correnti non tantriche.
• Lo yama brahmácharya non obbliga il celibato né l’astinenza dal
sesso per gli yôgin che seguono la linea tantrica.
• La sessualità si dissipa attraverso la pratica eccessiva del sesso con
l’orgasmo.
• Lo yôgin o yôginí che ha ottenuto dei progressi relativi alle sue
qualità energetiche mediante le pratiche e l’osservanza di queste
norme, dovrà preservare la sua evoluzione, evitando rapporti
sessuali con persone che non condividono lo stesso ideale di salute
e purificazione.
Precetto moderatore:
L’osservanza del brahmácharya non deve indurre al moralismo, al
puritanesimo, né deve creare distanze tra le persone o allontanamenti.
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Non deve essere un pretesto per evitare contatti intimi con il proprio
compagno o compagna.
V. APARIGRAHA
IV. BRAHMÁCHARYA

• La quarta norma etica dello Yôga è brahmácharya, la non dissipazione della sessualità.

• Questa norma raccomanda totale astinenza dal sesso agli adepti dello Yôga Classico e a quelli di tutte le correnti non tantriche.

• Lo yama brahmácharya non obbliga il celibato né l’astinenza dal sesso per gli yôgin che seguono la linea tantrica.

• La sessualità si dissipa attraverso la pratica eccessiva del sesso con l’orgasmo.

• Lo yôgin o yôginí che ha ottenuto dei progressi relativi alle sue qualità energetiche mediante le pratiche e l’osservanza di queste norme, dovrà preservare la sua evoluzione, evitando rapporti sessuali con persone che non condividono lo stesso ideale di salute e purificazione.

Precetto moderatore:

L’osservanza del brahmácharya non deve indurre al moralismo, al puritanesimo, né deve creare distanze tra le persone o allontanamenti. Non deve essere un pretesto per evitare contatti intimi  con il proprio compagno o compagna.

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Codice di Etica dello Yôga – III. Astêya

III. ASTÊYA
• La terza norma etica dello Yôga è astêya, non rubare.
• Lo yôgin non deve appropriarsi di oggetti, idee, stima o meriti che
appartengono ad altri.
• È evidente che, facendo uso nelle lezioni, in interviste agli organi
di comunicazione e in testi scritti o registrazioni di frasi,
definizioni, concetti, metodi o simboli di altri professori, il proprio
autore viene sempre onorato attraverso le citazioni e/o i diritti
d’autore a secondo del caso.
• È disonesto promettere benefici che lo Yôga non può dare, così
come accennare a benefici esagerati, irreali o strabilianti e,
principalmente, guarigioni di qualsiasi natura: fisica, psichica o
spirituale.
• Un professore di Yôga non deve rubare alunni ad altri professori.
• Quando ciò accade, sarà antietico per un professore installarsi per
dare lezioni in prossimità di un altro professionista della stessa
linea di lavoro, senza consultarlo previamente.
• È considerato disonesto il professore che fa prezzi vergognosi, in
quanto oltre a svalutare la professione, starà rubando il
sostentamento agli altri professori che si dedicano esclusivamente
allo Yôga e hanno bisogno di vivere con dignità e di provvedere
alle loro famiglie come qualsiasi essere umano.
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• Un tale atteggiamento oltretutto ruberebbe all’Umanità il
patrimonio culturale dello Yôga, in quanto potrebbe insegnare lo
Yôga a un prezzo vergognoso solo colui che avesse un’altra forma
di sostentamento e pertanto, non si dedicasse a tempo pieno allo
studio e all’autoperfezionamento di questa filosofia di vita, ciò
culminerebbe in una graduale perdita di qualità sino alla sua totale
estinzione.
Precetto moderatore:
L’osservanza di astêya non deve indurre a rifiutare la prosperità
quando essa rappresenta migliore qualità di vita, salute e cultura per
gli individui e le loro famiglie. Tuttavia, l’opulenza è una forma tacita
di rubare.

III. ASTÊYA

• La terza norma etica dello Yôga è astêya, non rubare.

• Lo yôgin non deve appropriarsi di oggetti, idee, stima o meriti che appartengano ad altri.

• È evidente che, facendo uso durante le lezioni o nelle interviste agli organi di comunicazione oppure in testi scritti, di frasi, definizioni, concetti, metodi o simboli di altri professori, l’autore debba sempre essere nominato con citazioni e/o diritti d’autore a secondo del caso.

• È disonesto promettere benefici che lo Yôga non può dare, così come accennare a benefici esagerati, irreali o strabilianti e, principalmente, guarigioni di qualsiasi natura: fisica, psichica o spirituale.

• Un istruttore di Yôga non deve rubare alunni ad altri professori.

• Non è un comportamento eticamente corretto per un professore installare la propria sede in prossimità di un altro professionista della stessa linea di lavoro, senza consultarlo previamente.

• È considerato disonesto il professore che faccia prezzi vergognosi, in quanto oltre a svalutare la professione, starà rubando il sostentamento agli altri professori che si dedicano esclusivamente allo Yôga e hanno bisogno di vivere con dignità e di provvedere alle loro famiglie come qualsiasi essere umano.

• Un tale atteggiamento oltretutto potrebbe privare l’Umanità del patrimonio culturale dello Yôga, in quanto può insegnare lo Yôga a un prezzo vergognoso solo colui che abbia un’altra forma di sostentamento e pertanto, che non si dedichi a tempo pieno allo studio e all’autoperfezionamento di questa filosofia di vita. Ciò potrebbe condurre ad una graduale perdita di qualità sino alla sua totale estinzione.

Precetto moderatore:

L’osservanza di astêya non deve indurre a rifiutare la prosperità quando essa rappresenti migliore qualità di vita,  salute e cultura per gli individui e le loro famiglie. Tuttavia, l’opulenza è una forma tacita di appropriazione indebita.

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Codice di Etica dello Yôga – II. Satya

II. SATYA
• La seconda norma etica dello Yôga è satya, la verità.
• Lo yôgin non deve far uso della non verità, sotto forma di bugia, sotto
forma di equivoco o distorsione nell’interpretazione di un fatto, sotto
forma di omissione di fronte ad una di queste circostanze.
• Di conseguenza, ascoltare dicerie e lasciare che esse siano divulgate è
così grave quanto diffonderle.
• La diceria più grave è quella che è stata generata in buona fede, per
mancanza di attenzione nel riportare i fatti fedelmente, visto che
una non verità detta senza cattive intenzioni ha più credibilità.
• Emettere dei giudizi senza una base di verità, su fatti o persone,
significa non rispettare questa norma etica.
• Praticare o trasmettere una versione non autentica di Yôga
costituisce un esercizio di non verità.
MAESTRO De ROSE
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• Esercitare la funzione di istruttore di Yôga senza avere una
formazione specifica, senza un’abilitazione ottenuta mediante una
valutazione da parte delle autorità competenti o senza
l’autorizzazione del proprio Maestro, costituisce un atto illegitimo.
Precetto moderatore:
L’osservanza di satya non deve indurre alla mancanza di tatto o di
carità, sotto il pretesto di dire sempre la verità. Ci sono molte forme
per dire la verità.
II. SATYA

• La seconda norma etica dello Yôga è satya, la verità.

• Lo yôgin non deve far uso della non verità, nella forma di menzogna, di equivoco, distorsione nell’interpretazione di un fatto o di omissione di fronte ad una di queste circostanze.

• Di conseguenza, ascoltare dicerie e lasciare che esse siano divulgate è

grave tanto quanto diffonderle.

• La diceria più grave è quella  generata in buona fede, per mancanza di attenzione nel riportare i fatti fedelmente, dato  che una non verità detta senza cattive intenzioni ha più credibilità.

• Emettere dei giudizi senza fondamento, su fatti o persone, significa non rispettare questa norma etica.

• Praticare o trasmettere una versione non autentica di Yôga costituisce un esercizio di non verità.

• Esercitare la funzione di istruttore di Yôga senza avere una formazione specifica, senza un’abilitazione ottenuta mediante una valutazione da parte delle autorità competenti o senza l’autorizzazione del proprio Maestro, costituisce un atto illegitimo.

Precetto moderatore:

L’osservanza di satya non deve indurre alla mancanza di tatto e raffinatezza, con il pretesto di dire sempre la verità.  Esistono tanti modi per essere sinceri.

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Codice di Etica dello Yôga – I. Ahimsá

• La prima norma etica millenaria dello Yôga è l’ahimsá, la non
aggressione. Deve essere intesa lato sensu.
• L’essere umano non deve aggredire gratuitamente un altro essere
umano, né gli animali, né la natura in generale.
• Non deve aggredire fisicamente, né con le parole, né con gli
atteggiamenti o il pensiero.
• Permettere che si perpetri un’aggressione, potendola impedire e
non impedendola, significa diventare complici dello stesso atto.
• Versare il sangue degli animali o arrecargli sofferenza per nutrirsi
delle loro carni morte, costituisce una barbarie indegna di una
persona sensibile.
MAESTRO De ROSE
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• Ascoltare un’accusa o una diffamazione e non prendere le difese
dell’accusato indifeso perché assente costituisce una confessione di
complicità.
• Molto più grave è l’aggressione attraverso parole, atteggiamenti o
pensieri rivolta ad un altro praticante di Yôga.
• Non è scusabile avere una condotta simile nei confronti di un
professore di Yôga.
• Sarebbe estremamente condannabile, se un tale atteggiamento
ostile fosse perpetrato da un professore nei confronti di uno dei
suoi pari.
Precetto moderatore:
L’osservanza dell’ahimsá non deve indurre alla passività. Lo yôgin
non può essere passivo. Deve difendere energicamente i suoi diritti e
ciò in cui crede.
I. AHIMSÁ

• La prima norma etica millenaria dello Yôga è l’ahimsá, la non aggressione. Deve essere intesa lato sensu.

• L’essere umano non deve aggredire gratuitamente un altro essere umano, né gli animali, né la natura in generale.

• Non deve aggredire fisicamente, né con le parole, né con gli atteggiamenti o con il pensiero.

• Permettere che si perpetri un’aggressione, potendola impedire e non impedendola, significa diventare complici dello stesso atto.

• Versare il sangue degli animali o arrecargli sofferenza per nutrirsi delle loro carni morte, costituisce una barbarie indegna di una persona sensibile.

• Ascoltare un’accusa o una diffamazione e non prendere le difese dell’accusato indifeso perché assente costituisce una confessione di complicità.

• Molto più grave è l’aggressione attraverso parole, atteggiamenti o pensieri rivolta ad un altro praticante di Yôga.

• Non è scusabile avere una condotta simile nei confronti di un professore di Yôga.

• Sarebbe estremamente condannabile, se un tale atteggiamento ostile fosse perpetrato da un professore nei confronti di uno dei suoi pari.

Precetto moderatore:

L’osservanza dell’ahimsá non deve indurre alla passività. Lo yôgin non può essere passivo. Deve difendere energicamente i suoi diritti e ciò in cui crede.

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