Archivi del mese: settembre 2011

Gestione delle emozioni

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Gestione delle emozioni

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Sat chakra, mercoledì 21 settembre

Mercoledì 21 settembre , ore 21:00 , Sat chakra nella nostra Scuola, condotto da Natacha Santos.

Partecipa a quest’attività per condividere con gli altri le tue buone energie e arricchire sempre più la nostra egregora con la tua presenza!

Porta un fiore ed un frutto, una bibita senza alcool o un cibo senza carni.

Non mancare!

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DEDICA

Vedo tanta gente passare attraverso lo Yôga, ma che non ha occhi per vedere.

Al mio istruttore Carlo Mea  che mi ha insegnato a vedere con gli occhi chiusi.

Donatella Ripetti

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Il Maestro e Parigi

Un attimo prima che il Maestro entri nella stanza già si avverte la sua presenza.

Sorride sempre soprattutto con gli occhi…

Anche se c’è sempre tanta gente intorno a lui sembra che stia lì solo per te!

Semplice e grande nello stesso tempo.

Nella stanza c’è il Maestro e fuori… Parigi!

Donatella Ripetti

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COME SUPERARE GLI OSTACOLI

Ostacoli e difficoltà fanno parte della vita.

E la vita è l’arte di superarli.

Maestro De Rose

Il primo passo è cambiare l’atteggiamento mentale verso l’ostacolo: consideralo come una sfida da sormontare e non più come un problema. Affronta la sfida con l’entusiasmo di un vincitore, invece di considerarti una vittima delle ingiustizie. Diventare consapevole che sei il responsabile di tutto ciò che ti accade è un grande passo per acquisire la fiducia di essere capace di qualsiasi cosa, e per smetterla con le lamentele.

Il vittimismo e l’autocommiserazione sono la cosa migliore per peggiorare il problema e considerarti sconfitto dalla difficoltà. Chi si compiange alimenta le stesse emozioni e pensieri che spesso sono l’origine dell’avversità che si affronta. Citando Einstein, non si  può risolvere un problema con la stessa mentalità che l’ha generato. Dunque, basta lamentarti, altrimenti entri in un circolo vizioso senza uscita. Molte volte, chi affronta difficoltà e si lamenta lo fa per attirare attenzione e affetto di chi gli sta vicino. I suoi cosiddetti ‘problemi’ sono solo una scusa per colmare carenze affettive, dunque una parte di sé stesso continua a volere stare male. Non è lagnandoti che l’avversità sparisce, è cambiando il tuo modo di ragionare e mettendocela tutta per superarla.

Da adesso in poi la tua missione è sormontare questo ostacolo, che sicuramente ti farà diventare più forte e capace. Lo sforzo fatto per vincere una grande sfida ti porta ad un superamento delle tue capacità e ad un rafforzamento personale. Dunque è una spinta al tuo sviluppo. Senza gli ostacoli rimarresti stagnato senza evolvere e crescere come persona. Per la prossima sfida che dovrai affrontare, avrai più risorse personali e una conoscenza maggiore di come sormontarla. Desiderare una vita senza ostacoli è una illusione, dunque sta a te adattarti ed imparare a vincerli. Evita di parlare in continuazione del problema, concentrati invece sulla soluzione.

Rifletti in modo ragionevole per renderti conto di tutte le azioni che puoi fare per raggiungere il traguardo e poi datti da fare! Dire a te stesso che non sei capace è uno dei maggiori ostacoli, che però è stato creato da te! È solo una scusa per rassegnarti alla sconfitta prima ancora di metterti alla prova. Le capacità si allenano e aumentano a seconda del tuo atteggiamento interiore. Se qualcuno ti dice che non ce la farai o che non è possibile, non ti demotivare: che questo sia un motivo in più per raggiungere i tuoi scopi con ancora più dedizione e superare perfino le opinioni degli altri.

Uno dei maggiori strumenti che hai per vincere qualsiasi tipo di ostacolo è la visualizzazione, immaginando che superi la sfida e raggiungi il tuo traguardo. Ma per essere efficace è fondamentale che tu ne sia convinto, altrimenti è un auto sabotaggio. Visualizza in continuazione che riesci facilmente ad essere più forte dell’ostacolo, ma senza ossessione. Fallo con la grinta di chi è sicuro di essere capace di raggiungere qualunque obiettivo attraverso questa capacità mentale e un cambiamento delle azioni morata ai traguardi personali. I tuoi pensieri cambiano la realtà, se credi che sarà difficile lo fai diventare tale, se invece sei convinto che sarà facile lo renderai raggiungibile.

Quando sei a metà strada, fermati per riflettere sul tuo percorso verso la meta: è importante vedere il bicchiere mezzo pieno e non mezzo vuoto! Sentiti realizzato con la gioia della vittoria per quello che hai già raggiunto, invece della frustrazione della sconfitta per quello che c’è ancora da percorrere. In questo modo ti stai condizionando a giungere lo scopo desiderato. Se è un obiettivo misurabile, come accade di solito nell’area professionale, scrivi le tue mete per tappe e confrontale nel tempo con i risultati ottenuti.

Per chi desidera superare le sue capacità, imparare tecniche e concetti utili ad una vita più appagata e felice, sicuramente il Metodo De Rose ha tanto da insegnare: con le sue tecniche di visualizzazione, concentrazione, forza, flessibilità, decontrazione ed altre, ti porta ad un auto superamento continuo, aumentano la tua energia, stabilità emozionale e lucidità mentale, facendoti diventare più capace di superare le avversità della vita.

Se ce l’hai veramente messa tutta ma ancora non hai raggiunto lo scopo ambito, evita di entrare in ansia, la tensione della meta non conquistata la fa diventare ancora più distante. Se sei consapevole di aver fatto di tutto o se veramente non riesci ad ottenere un risultato migliore, è giunta l’ora di affidare il risultato delle tue azioni al corso naturale degli avvenimenti. Nel momento presente il tuo mondo può essere incompreso, ma nel futuro vedrai che perfino avvenimenti sgradevoli ti portano spesso a cambiamenti molto positivi nel futuro. 

Carlo Mea

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Allenamento speciale

Il 12 settembre (lunedì), alle 21:00, l’Istr. Natacha Santos, terrà una lezione pratica sulla coscienza del movimento.

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Amore e Amicizia

Molto spesso parliamo di amore, di affetto di amicizia……

Sentimenti che hanno una cosa in comune… maturano lentamente.

Dopo che si è condiviso qualcosa insieme…che si è sofferto insieme, che si è ragionato insieme… Ogni rapporto che sia di amore o di amicizia è la capacità di accettare un universo diverso dal tuo in cui nessuno comanda e nessuno è succube. E’ la capacità di capire e di cambiare prospettiva rifiutando deduzioni che sono sempre il frutto di  impostazioni sbagliate. Senza costruire dighe, perché nelle dighe si fermano i detriti, mentre l’acqua fluisce dolcemente trovando sempre un varco.

Il confronto costante con le persone che ci circondano può farci crescere moltissimo… l’importante è essere  attivi ed attenti alle esigenze degli altri perché i rapporti interpersonali sono l’unica cosa su cui vale la pena di investire.

Personalmente cerco di convivere con questo concetto usando il bene che c’è dentro di me e non vedendo sempre il male in ogni gesto ed in ogni parola delle persone che mi circondano.

Mi sento parte attiva di questo processo e non  voglio cedere il passo ai trabocchetti che la mente ogni tanto mi spalanca davanti. Ho “lavorato” molto su me stessa per raggiungere questo equilibrio, ammesso che lo sia, e non lo considero un traguardo ma una condizione permanente.

La nostra tendenza a complicarci la vita è reale, per questo ripeto a dire che l’unico sforzo che abbia un senso è quello di essere consapevoli in ogni momento di quanto ci sta accadendo, rifiutando le deduzioni che sono sempre il frutto di  impostazioni sbagliate.

Ogni incontro e il confronto costante e diretto può farci crescere moltissimo l’importante  è essere  attivi ed attenti alle esigenze dell’altro lungo questo sentiero che abbiamo l’enorme fortuna di percorrere insieme.

 Donatella Ripetti

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LAVORARE CON PIACERE

Non ho mai lavorato un giorno in vita mia
– è stato sempre un divertimento.

Thomas Edison

Passiamo in media 8 ore al giorno a lavorare. Hai già pensato quanto sarebbe straordinario poter  trascorrere tutto questo tempo facendo qualcosa che ti piace? Osserva la maggior parte delle persone al lavoro: alle posta, in banca, nei negozi, in ufficio, etc… Vedrai persone scoraggiate,  demotivate, che lavorano giusto per  ricevere uno stipendio a fine mese… è un panorama deprimente. Se si passa gran parte della giornata eseguendo obblighi sgradevoli e di routine, per tutti i giorni della settimana, questi sentimenti di malcontento, frustrazione, demotivazione e routine si impregnano nella personalità del lavoratore, diventando un circolo vizioso dalla quale si riesce ad uscire solo cambiando la modalità con cui si occupa la giornata, e cioè cambiando lavoro.

Ci sono innumerevoli casi di depressione così come di gravi problemi di salute che sono somatizzati solo a causa della costante tristezza e della rassegnazione per fare qualcosa  che non ci piace, o per essere trattati male dal capo, o per non avere condizioni minimamente dignitose per lavorare, o per non essere riconosciuto né valorizzato come essere umano con le capacità per cambiare il mondo. Molti impieghi obbligano le persone a mentire e ingannare per proseguire nel proprio lavoro, causando un conflitto interno che si ripercuote nella salute e nella vita personale. Molti si arrendono all’idea che il lavoro è sacrificio, un obbligo che tutti dobbiamo sopportare per tutta la vita con lo scopo di pagare i conti. Ma ci sono lavori che rappresentano un’opportunità di sviluppo personale contribuendo a rendere felici, realizzati e con una aumentata qualità di vita.

Fai un conto matematico: moltiplica il numero delle ore che lavori  al giorno per il numero dei giorni che lavori al mese  e dopo moltiplica questo valore per 11, considerando che hai un mese di ferie all’anno. Adesso moltiplica per il numero di anni che ti mancano alla pensione. Osserva quanto tempo della tua vita (gli anni migliori) vanno persi per lavorare su qualcosa che non ci piace, quanto tempo vitale sprecato… Pensa che delle 24 ore del giorno, se si escludono le ore di sonno, quelle in cui si mangia e ci si sposta, il resto viene quasi interamente dedicato al lavoro e solo una piccola parte è rivolta alle passioni e alla vita privata, che risultano seriamente compromesse quando si ritorna dal lavoro stanchi e infelici. Considera che passi più tempo con il tuo capo e con i tuoi colleghi che con il tuo partner. Tutti siamo molto selettivi (o dovremmo esserlo) con il nostro partner e con gli amici, ma quanti di noi possono concedersi il lusso di scegliere le persone con cui lavorare e trascorrere intere giornate convivendo e interagendo con loro?

La maggior parte dei lavoratori passa la giornata feriale a contare le ore che li separa dall’orario di uscita dal luogo di lavoro, come se la vita ricominciasse alle 18.30… essi passano la settimana in attesa di arrivare al venerdì pomeriggio, vivendo solo 2 giorni alla settimana. Generalmente queste persone la domenica sera sono già tristi, perché li aspetta un’altra settimana interminabile, uguale a tutte le altre…

Ora immagina se ci si riuscisse a divertire durante il lavoro, ma in maniera seria e professionale. Immagina come cambierebbe la tua vita se passassi tutto il tuo tempo lavorando per il piacere di lavorare. Giungere alla fine della giornata con la soddisfazione di aver fatto qualcosa di utile, produttivo e creativo. Volgere lo sguardo ad un anno di lavoro trascorso e provare un senso di realizzazione per aver migliorato la vita a tante persone, oltre che la propria, raggiungendo un traguardo evolutivo più elevato. Pensa quanto sarebbe diverso svegliarsi un lunedì mattina dicendo: “Che bello, un’altra settimana di lavoro mi aspetta!”.  Immagina la soddisfazione che si proverebbe  a lavorare per un nobile ideale, una tradizione ancestrale di forza , potere ed energia impressi nella figura dell’istruttore che in quel momento inverte la polarità e inizia ad insegnare il Metodo  DeRose.

La professione di istruttore del Metodo DeRose è estremamente divertente, creativa e di grande realizzazione professionale. Viene eseguita in modo molto serio, etico e professionale. L’istruttore può scegliere il pubblico con cui desidera lavorare, poiché i posti liberi nelle Unità del Metodo DeRose sono limitati e si possono iscrivere solo persone educate, colte, raffinate, simpatiche e in buono stato di salute. Lavorare con questo profilo di pubblico è una particolarità fondamentale del Metodo DeRose, così come nelle arti marziali, sport di combattimento , danza, etc. l’interessato deve possedere caratteristiche specifiche.

Nell’insegnare la nostra metodologia, l’istruttore è “obbligato” ad essere sempre in buona salute, felice, energico ed in perfetta forma, come conseguenza naturale non solo degli esercizi che insegna e dimostra, ma anche per via dello stile di vita seguito da tutti gli istruttori.

Per diventare istruttore del Metodo DeRose è necessario avere una perfetta identificazione con i valori della nostra proposta, avere la volontà di lavorare in maniera professionale, coerentemente con l’ideale di vita insegnato dal Maestro DeRose. Questa professione non è destinata a chi non è d’accordo con i principi o le regole che reggono stabilmente la nostra Istituzione da più di 50 anni, o a coloro che non hanno voglia di lavorare seriamente, o a chi non possiede un senso etico evoluto o decida di optare per questa scelta solo per il suo potenziale ritorno economico. Se per questa persona principi come gerarchia o lealtà non sono importanti è meglio che mantenga il suo lavoro e continui solo in veste di alunno di questa filosofia di vita.

Poiché come istruttore, tutti i giorni dovrà trattare con le persone, siano esse colleghi o alunni, la capacità  di gestire relazioni umane è fondamentale, molto più di qualsiasi altra
capacità che già possiede. Prima di prendere la decisione di iniziare la formazione professionale, rifletti e pondera per arrivare a capire se questa è realmente la tua vocazione, se sei disposto a dedicarti integralmente al nostro stile di vita, senza voler adattare o contestare le norme, discutere sui modi di essere delle persone e dell’Istituzione. Tenta invece di osservare se la nostra cultura si combina già in modo perfetto con la tua personalità e il tuo modo di lavorare. Chiarisci ogni dubbio con il tuo istruttore se il nostro movimento culturale potrebbe causare uno choc al tuo modo di essere; in questo caso non forzarti a dover cambiare la tua personalità per adattarti ad un’arte che propone di aumentare la qualità di vita dell’Essere Umano.

Quando inizierai la formazione professionale, apprenderai concetti affascinanti a livello tecnico, etico e gestionale che saranno fondamentali per intraprendere la professione, ma il vero apprendimento inizia quando diventi istruttore e insegni il nostro sistema. Così come si impara a fare il pane infarinandosi le mani con la pasta, allo stesso modo si imparerà a diventare un istruttore di successo facendo parte dell’equipe di una Unità.

Al termine del primo anno di formazione professionale, avendo osservato un comportamento idoneo, avrai il privilegio di far parte di squadra di lavoro in una scuola della nostra corrente, frequentare corsi ed eventi esclusivi per gli istruttori, avvicinarti al Maestro DeRose, fare lo stage professionale nella sede di San Paolo, dove vive il codificatore del Metodo. Una opportunità unica per trasformare la tua vita e diventare una persona più felice e realizzata.

Il giusto cammino per diventare un istruttore della nostra impresa è seguire alla lettera le raccomandazioni del proprio istruttore, che dal momento in cui superi gli esami diventerà il tuo monitore, e in futuro il tuo supervisore, cioè un istruttore col grado di Maestro scelto per orientarti. Il primo passo è dedicarsi al corso di formazione con determinazione e tenacia. Quando il tuo istruttore ti riterrà pronto e preparato, il passo successivo sarà fare gli esami nella tua Federazione. Una volta superati gli esami, che saranno rinnovati annualmente, sarai ammesso in una Unità Accreditata e Certificata. Per approfondire le tue conoscenze e mantenerti aggiornato, puoi avere l’opportunità di fare uno stage di un mese nella sede centrale a San Paolo. Dopo questo stage (che richiede un aggiornamento annuale di una settimana), e dopo un periodo di 4 anni in media in cui ci si dedica esclusivamente alla professione, dentro una Unità, e con l’autorizzazione del proprio monitore, ti potrai aprire la tua scuola Accreditata e Certificata del Metodo DeRose, diventando imprenditore e padrone della tua impresa.

Carlo Mea

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IL LAVORO NEL XXI SECOLO

Una attitudine negativa nei confronti del
lavoro significa la morte in vita.

Luiz Almeida Marins Filho

Per le generazioni che ci hanno preceduto, era sufficiente terminare la scuola per trovare un buon lavoro. L’ambizione di tutti gli studenti, come dei propri genitori, era di trovare un buon impiego in una grande impresa. Chi finiva l’università, anche con una laurea triennale, aveva una buona probabilità di trovare lavoro come avvocato, economista, ingegnere, etc. Negli ultimi decenni si è assistito ad un profondo mutamento del panorama lavorativo, ma sfortunatamente ci sono molte persone che continuano ancora ad avere la visione del mondo di quegli anni.

In questo momento si sa che in quasi tutte le aree non si trovano posti di lavoro sicuri. La scelta più sicura è mettersi in proprio, l’unico modo per non essere licenziati. I laureati si riversano sul mercato del lavoro in misura molto superiore a quanto esso sia in grado di assorbirli, generando un numero sempre più alto di laureati senza impiego. Secondo le statistiche della rivista Lavorare, chi più studia meno guadagna e meno trova lavoro. Questi dati mostrano che dopo un anno dalla laurea, la maggioranza non ha ancora trovato il suo primo impiego. Col passare degli anni le statistiche dipingono un panorama sempre più cupo per i laureati e più favorevole per le professioni tecniche e specializzate in un particolare settore. Il dato più incredibile riguarda la percentuale di disoccupazione che è più alta tra i laureati rispetto ai non laureati! Questo significa che, dopo aver passato (almeno) 5 anni della propria vita a terminare un corso di laurea, si rischia di diminuire la probabilità di trovare lavoro!

E’ chiaro che chi vuole intraprendere una carriera come avvocato, medico, ingegnere, etc. non troverà lavoro senza una laurea. Ma per molte altre professioni la laurea è completamente superflua, è una perdita di tempo e di energia. La presunta crisi ha raggiunto vari settori del mercato del lavoro, ma in molte altre aree (come la nostra) invece di mancare il lavoro, mancano le persone per lavorare, il mercato è avido di un maggior numero di professionisti che si dedichino seriamente a vari settori. Le statistiche ci mostrano chiaramente che le professioni destinate ai laureati hanno una percentuale molto alta di disoccupazione, al contrario delle professioni tecniche e specializzate, come il caso dell’istruttore della nostra cultura.

Non stiamo affermando che si debba studiare poco, tutt’altro, per essere un professionista di successo in qualunque area bisogna dedicarsi a fondo e per tutta la vita. Lo studio è importante, ma per avere successo nella vita si ritiene che sia obbligatorio conseguire il diploma di studi superiori.

Per le generazioni precedenti a quelle dei giovani che terminano di studiare oggi, bastava finire l’ultimo anno di scuola per ottenere un lavoro. Con il passare del tempo divenne sempre più importante frequentare almeno un corso di laurea triennale, che in poco tempo divenne di durata quinquennale. Ma oggigiorno non basta laurearsi, il titolo universitario si è screditato, tutti desiderano essere avvocati, medici, ingegneri.. Ma a cosa serve ottenere un buon titolo di studio se poi non si riesce a vincere nella vita?

Al giorno d’oggi per poter ottenere un lavoro decente, dopo l’università è necessario un corso post-universitario, un master, una specializzazione, un dottorato, un corso all’estero.  Ogni anno che passa le esigenze diventano sempre maggiori e l’età in cui i giovani terminano di studiare si allunga inesorabilmente. Quando finalmente si accede al mondo del lavoro si è già nella mezza età, con la conseguente diminuzione di apprendimento.

Secondo le statistiche, di 20 persone che hanno fatto fortuna durante la loro vita (self made men), quasi nessuna ha la laurea e tutti hanno iniziato a lavorare molto presto. Questo fatto è spiegato dalla maggiore capacità in quell’età di apprendere e adattarsi a situazioni nuove. Il cervello di una persona giovane ha una capacità maggiore di assimilare informazioni e di generare nuove potenzialità. Per questo quanto prima si comincia a lavorare, tanto maggiore sarà la probabilità di avere successo. Un ragazzo che inizia a lavorare a 18 anni, quando arriva ai 30 (età in cui molti concludono gli studi) già avrà maturato una carriera di 12 anni, durante i quali si trovava nel picco delle sue facoltà intellettive.

Carlo Mea

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