

Cos’è lo Yôga?
Sarà una ginnastica? Una religione?
Una lotta? Un succo di frutta?
Una volta un famoso ballerino improvvisò alcuni movimenti istintivi, ma, estremamente sofisticati grazie al suo virtuosismo e, proprio per questo, bellissimi. Questo linguaggio corporeo non era propriamente un balletto, ma innegabilmente, era stato ispirato dalla danza.
L’incantevole bellezza della tecnica emozionava coloro che assistevano alla sua esibizione e le persone chiedevano al ballerino di insegnare loro la sua arte. E così fece. All’inizio il metodo non aveva un nome. Era qualcosa di spontaneo, che proveniva dal di dentro, e trovava eco soltanto nel cuore di coloro che avevano avuto il privilegio di nascere con una sofisticata sensibilità.
Gli anni passarono e il grande ballerino riuscì a trasmettere buona parte della sua conoscenza. Finché un giorno, molto tempo dopo, il Maestro passò ai piani invisibili. La sua arte, però, non è morta. I discepoli più leali l’hanno preservata intatta e hanno assunto la missione di trasmetterla. I pupilli di questa nuova generazione hanno capito l’importanza di diventare anche essi degli istruttori e di non modificare, non alterare niente dell’insegnamento geniale del primo Mentore.
Ad un certo punto della Storia questa arte assunse il nome di integrità, integrazione, unione: in sanscrito, Yôga! Il suo fondatore entrò nella mitologia con il nome di Shiva e con il titolo di Natarája, Re dei Ballerini.
Ciò accadde più di 5.000 anni fa nel Nordovest dell’India, nella valle dell’Indo, che era abitata dalla popolazione dravida. Perciò studieremo le origini dello Yôga di quel periodo ed individueremo la sua proposta originale per poter identificare un insegnamento autentico e distinguerlo da altri che sono compromessi dal consumismo o da interferenze di modalità straniere ed incompatibili.
Questo popolo meraviglioso ha sviluppato lo Yôga, il Tantra e il Sámkhya. La sua civiltà, una delle più avanzate dall’antichità, è rimasta occultata e sotterrata per migliaia di anni, finché gli archeologi alla fine del XIX secolo hanno trovato tracce evidenti della sua esistenza e scavando hanno creato due importanti siti archeologici dove hanno scoperto rispettivamente le città di Harappá e Mohenjo-Daro. Dopo ne sono sorte altre e altre ancora. Oggi i siti sono migliaia, distribuiti su un’area più grande dell’Egitto e della Mesopotamia.
Rimasero stupiti con ciò che trovarono. Città con un’urbanistica ben progettata. Invece di viuzze tortuose, viali larghi che arrivavano fino a 14 metri, tagliando la città nel senso Nord-Sud e Est-Ovest. Tra queste, strade pedonali, dove non passavano carri trainati da buoi. In esse le case della classe media avevano due piani, atrio interno, istallazioni sanitarie dentro la casa, acqua corrente! Non dimentichiamoci che stiamo parlando di una civiltà che è fiorita 3.000 anni prima di Cristo.
E non era tutto. Era presente l’illuminazione nelle strade e le fognature coperte, giocattoli per bambini in cui i carri avevano le ruote che giravano e la testa dei buoi era articolata, le bambole avevano i capelli impiantati, imponenti granai che avevano un ingegnoso sistema di ventilazione e piattaforme elevate per facilitare il carico e scarico delle carrette.
In altre culture dello stesso periodo le costruzioni dei sovrani presentavano opulenti palazzi e maestose tombe reali,
mentre il popolo sopravviveva in catapecchie insalubri. Nella cultura dravidica, al contrario, il popolo viveva bene e l’architettura della pubblica amministrazione era semplice.
Un’altra curiosità è stata espressa da Gaston Courtillier nel suo libro Antiche Civiltà, quando ha dichiarato: “Siamo rimasti veramente sorpresi, in quei tempi profondamente religiosi, di non trovare templi o tracce della statuaria che li avrebbe popolati, come era la regola in altri luoghi durante tutta l’antichità, neanche statue di adoratori in atteggiamento di preghiera davanti alla propria divinità”. Per noi questo ha un senso, infine, perché sappiamo che nell’India Antica il Sámkhya ha avuto il suo momento di splendore. E nell’India preclassica, la varietà Niríshwarasámkhya è stata ancora più fortemente naturalistica del Sámkhya Classico.
Questa società fu identificata come matriarcale, il che è anche in armonia con le nostre fonti, secondo le quali lo Yôga sorse in una cultura tantrica.
Con ulteriori scavi, gli archeologi scoprirono un’altra città sotto le rovine della prima. Per loro sorpresa, più in profondità c’era un’altra città ancora, molto più antica. Scavarono ancora ed incontrarono sotto un’altra città. E un’altra ancora. E ancora un’altra. Ciò che richiamava l’attenzione era il fatto che più profondo era lo scavo più avanzata era la tecnologia, sia nell’architettura sia negli utensili. Finché s’imbatterono in una falda acquifera e di conseguenza furono obbligati a fermare gli scavi. Ciò che ci domandiamo è: quante altre città ci sono ancora lì sotto e quanto più evolute sono?
Bene, è stata in questa civiltà che sorse lo Yôga. Una civiltà tantrica (matriarcale) e sámkhya (naturalistica).
Circa mille e cinquecento anni dopo, la Civiltà della Valle dell’Indo fu invasa da una popolazione sub barbarica proveniente dall’Europa Centrale, gli arya o ariani. Risulta, nella Storia attuale, che questi sottomisero i dravidi, distrussero la loro civiltà, assorbirono parte della loro cultura, sterminarono quasi tutti i vinti e schiavizzarono i pochi sopravvissuti. Altri fuggirono, migrando verso l’estremo sud dell’India e Srí Lanka, dove vivono i loro discendenti ancora oggi, costituendo l’etnia Tamil .
Lo Yôga fu il prodotto di una civiltà non guerriera, naturalistica e matriarcale. A partire dal 1.500 a.C. circa, questa civiltà fu assorbita da un popolo che era il suo opposto: guerriero, mistico e patriarcale. Circa mille e duecento anni dopo l’invasione (il che non è poco), lo Yôga fu formalmente arianizzato attraverso la celebre opera di Pátañjali, lo Yôga Sútra. Era inaugurata una nuova lettura dello Yôga che, a partire da allora, sarebbe stato conosciuto come Yôga Darshana, o Yôga Classico, il quale proponeva niente di meno che l’opposto della proposta comportamentale del vero Yôga nelle sue origini dravidiche. Lo Yôga dei dravidi era matriarcale, sensoriale e liberatorio, in una parola, era tantrico. Questa nuova interpretazione arianizzata era patriarcale, antisensoriale e repressiva, ossia, brahmácharya.
Ciò che è interessante in questo processo di deturpazione è che se non fosse per Pátañjali, lo Yôga sarebbe sparito dai registri storici. Grazie a lui, che ovviamente era ben intenzionato e saggio, oggi siamo a conoscenza dell’esistenza della codificazione dello Yôga Classico. Gli ariani discriminavano tutto ciò che era tipicamente dravidico, dovuto alle caratteristiche matriarcali considerate sovversive della società strettamente patriarcale degli árya. Adattando lo Yôga alla realtà ariana vigente, Pátañjali riuscì a farsi accettare dalla società e dai rappresentanti dei poteri costituiti dell’epoca e, perciò, questa tradizione è arrivata fino ai nostri giorni.
Nel Medio Evo lo Yôga subì un’altra grave deformazione quando il grande Maestro di filosofia Vêdánta, Shankaráchárya, convertì gran parte della popolazione. Questo fatto influenzò lo Yôga, poiché, una volta che la maggior parte degli indiani diventarono vêdánta, l’opinione pubblica e quella dei suoi leader hanno conferito un fondamento spiritualistico allo Yôga che esercitavano, il quale sin dalle origini e anche nel periodo classico, era fondato sulla filosofia Sámkhya, naturalistica.
Nel XX secolo lo Yôga subì ancora un’altro duro colpo: fu scoperto dall’Occidente e... occidentalizzato, è chiaro. Diventò utilitario, consumistico, qualcosa di amorfo, brutto e noioso.
È bello assistere allo Yôga autentico, è affascinante da praticare ed è eccellente come filosofia di vita. È dinamico, è forte, è per i giovani. Tutti coloro che vengono presso le nostre scuole e assistono al video di presentazione del metodo rimangono a bocca aperta e commentano la stessa cosa: pensavamo che lo Yôga fosse qualcosa di statico, al punto da richiedere pazienza, o qualcosa che si supponga indicato per la terza età! Ora, se qualcuno della terza età decide di iniziare la pratica del vero Yôga corre il rischio di avere una sincope. E se è uno Yôga non autentico, frutto di semplificazioni successive, adattamenti cumulativi e occidentalizzazioni senza scrupoli, allora non vale la pena chiamare questa anomalia Yôga.
Il problema è che molta gente senza certificato di istruttore di Yôga si è cimentata ad insegnare e, come non ha un repertorio di tecniche, mischia un po’ di ginnastica, un po’ di esoterismo, qualcosa di ipnosi, un pizzico di spiritismo, qualcosa del linguaggio del tai chi, alcuni concetti macrobiotici, tutto questo condito con atmosfera di terapie alternative e impacchettato per il consumo con una voce calda, con musica new age. Per il profano, che non ha la minima idea di cos’è lo Yôga, a parte una visione stereotipata e falsa, questa miscela inverosimile è soddisfacente. Soltanto che questa miscela, dello Yôga in sé, non ha niente.
Non dobbiamo dimenticare che la parla Yôga significa integrità. È necessario che i suoi rappresentanti siano integri. Perciò, nei prossimi capitoli avrai la soddisfazione di conoscere una modalità di Yôga affascinante, bellissima, estremamente gradevole da praticare e con un carico di risultati capace di lasciare chiunque perplesso. È lo SwáSthya Yôga, lo stesso Yôga preclassico, preariano, prevedico, protostorico, lo Yôga di Shiva, Yôga Ultra-Integrale, con tutte le sue caratteristiche Tántrika e Sámkhya conservate e inoltre: la sua esecuzione ricorda una danza, riscattata dagli strati più remoti dell’inconscio collettivo!
Cronologia storica dello Yôga |
Divisione |
Yôga Antico |
Yôga Moderno |
Tendenza |
Sámkhya |
Vêdánta |
Periodo |
Yôga Preclassico |
Yôga Classico |
Yôga Medievale |
Yôga Contemporaneo |
Epoca |
Più di 5.000 anni |
sec. III a.C. |
sec. VIII d.C. |
sec. XI d.C. |
Secolo XX |
Maestro |
Shiva |
Pátañjali |
Shankara |
Gôrakshanatha |
Aurobindo
Rámakrishna
Vivêkánanda
Shivánanda
Chidánanda
Krishnánanda
Yôgêndra |
Letteratura |
Upanishad |
Yôga Sútra |
Vivêka Chudamani |
Hatha Yôga |
Fase |
Protostorica |
Storica |
Fonte |
Shruti |
Smriti |
Popolo |
Dravida |
Arya |
Linea |
Tantra |
Brahmácharya |
Quadro tratto dal libro Yôga, Mitos e Verdades, di questo autore.
Note del quadro qui sopra riportato
1. Lo Yôga Antico, Preclassico, è conosciuto oggi come SwáSthya Yôga. Se in qualche dibattito accademico tu avessi bisogno di elementi per dimostrare che lo SwáSthya è di struttura preclassica, utilizza questo quadro sinottico. Esso dimostra che l’unica discendenza Sámkhya - Tantra è il preclassico. Ora, questa è la struttura dello SwáSthya Yôga (Dakshinacharatántrika-Niríshwarasámkhya Yôga).
2. Nonostante la tendenza della maggior parte dei Maestri e delle Scuole continui ad essere brahmácharya, nel periodo contemporaneo comincia a diffondersi una tendenza tantrica (dakshinachara) rappresentata da Aurobindo e Rámakrishna.
Recentemente, sono stati ripresi gli scavi. Aspettiamo le nuove scoperte.
Esistono altre versioni dell’occupazione ariana. Queste versioni possono nello stesso modo essere più fedeli alla verità.
Da non confondere spiritualismo con spiritualità. La spiritualità è un patrimonio dell’essere umano. Lo Yôga di qualsiasi modalità esso sia, sviluppa spiritualità se esso è autentico. Lo spiritualismo è l’istituzionalizzazione della spiritualità, o il sistema che ha come fulcro lo spirito in contrapposizione alla materia, basandosi sul concetto della dicotomia tra corpo e anima come cose separate e opposte.

Cos’ha lo SwáSthya Yôga
di così Speciale?
Hay que tratar de ser el mejor, pero jamás creerse el mejor.
Juan Manuel Fangio
Di tutti i tipi di Yôga che esistono, uno in particolare è speciale perché è il più completo. Produce effetti rapidi e durevoli come nessun’ altro. Si tratta dello Yôga Antico, oggi conosciuto come SwáSthya Yôga, sistemazione del Dakshinacharatántrika-Niríshwarasámkhya Yôga, del periodo preclassico. Per renderlo comprensibile è stato necessario organizzarlo, come avrebbe fatto un archeologo con i preziosi frammenti via via incontrati.
Studiamo molti tipi di Yôga e ci rechiamo in India quasi tutti gli anni sin dagli anni 70 del secolo XX. Siamo convinti che lo Yôga Antico è realmente il migliore che esiste. La prova più grande è che l’abbiamo adottato. E l’hanno adottato anche migliaia di persone molto speciali in altri paesi. Sono intellettuali, scienziati, artisti, musicisti e scrittori di diversi continenti.
Per attingere a un pubblico così colto, sensibile ed intelligente lo Yôga Antico, SwáSthya Yôga, deve avere qualcosa di molto speciale. Ma cosa?
1. Lo Yôga Antico contiene gli elementi di base di tutte le altre modalità di Yôga. Non esiste nessun altro tipo di Yôga così completo. Nella pratica dello SwáSthya, lo Yôga Antico, si praticherá l’Ásana Yôga, Rája Yôga, Bhakti Yôga, Karma Yôga, Jñána Yôga, Layá Yôga, Mantra Yôga e Tantra Yôga, così come gli elementi che costituiscono le sottodivisioni più moderne, nate da questi rami, come l’Hatha Yôga, Kundaliní Yôga, Kriyá Yôga, Dhyána Yôga, Mahá Yôga, Suddha Rája Yôga, Ashtánga Yôga, Yôga Integrale e molti altri.
Ma attenzione: nonostante lo Yôga Antico (SwáSthya) abbia in sé gli elementi costitutivi di tutti questi tipi di Yôga, non è formato dalla combinazione di quei rami, poiché si fonda in una tradizione molto più ancestrale, anteriore ad essi.
2. Lo Yôga Antico ha radici sámkhya. Può essere uno Yôga estremamente tecnico, dinamico e che non adotta misticismo, pertanto piace di più alle persone dinamiche, produttive, e con raziocinio logico.
3. Lo Yôga Antico è tantrico. Ciò significa che è uno Yôga matriarcale, sensoriale e liberatorio. Liberatorio significa che non proibisce niente e in più contribuisce a liberare. Orienta, ma non reprime. Sensoriale significa che rispetta e valorizza il corpo, la sua bellezza, la sua salute, i suoi sensi e il suo piacere. Dunque, si ha libertà totale. Si può mangiare ciò che si vuole, fare ciò che si vuole e, inoltre, non viene proibito il sesso. Però, ci sono dei consigli facoltativi a riguardo. Nella misura in cui perfezionerai le tue abitudini di vita, coltivando abitudini più salutari, riceverai dall’istruttore le tecniche più avanzate.
Questo rispetto per la libertà del praticante è stata una delle caratteristiche più accattivanti dello SwáSthya Yôga, poichè va incontro alle aspirazioni delle persone e risponde positivamente alle rivendicazioni dei membri degli altri rami restrittivi, che sono insoddisfatti con le repressioni da essi imposte.
4. Il nostro modo di eseguire le tecniche è differente dalle forme moderne di Yôga. Negli ultimi secoli è diventata popolare una maniera povera di eseguire le tecniche corporee, stagnanti, separate le une dalle altre e ripetitive come nella ginnastica. Lo SwáSthya Yôga si fonda sulle linee più antiche e esegue gli ásana sincronizzati armonicamente, nascendo gli uni dagli altri attraverso passaggi estremamente belli e che permettono l’esistenza di vere coreografie, di tecniche corporee, che nessun altro tipo di Yôga possiede. Ogni volta che qualcuno assiste ai nostri video, l’esclamazione è costante: "Ah! Allora, lo Yôga è così? Ma questo è bellissimo!"
Le coreografie sono state introdotte dal Metodo De Rose negli anni sessanta del secolo scorso. Nelle decadi successive, in molte parti del pianeta, sono sorte modalità di esecuzione che si sono ispirate allo Yôga Antico (SwáSthya Yôga). La maggioranza riconosce questa innegabile influenza. Anche se non lo confessassero, sarebbe sufficiente paragonare i metodi per capire la chiara influenza che esercitiamo sulle loro interpretazioni originate successivamente.
È accaduto, nel frattempo, che, non comprendendo il nostro impegno per riscattare un concetto di Yôga Antico in tutto lo splendore della sua millenaria autenticità, coloro che si sono ispirati allo SwáSthya per elaborare altre modalità, hanno finito per dare origine a forme moderne che niente hanno a che vedere con la nostra proposta. Hanno visto, ma non hanno capito.
5. Finalmente, lo SwáSthya è l’unico Yôga nel mondo che possiede regole generali, ossia, è l’unico che offre autosufficienza a colui che lo pratica. In un altro tipo di Yôga l’istruttore deve insegnare all’allievo tecnica dopo tecnica: come respirare, quanto tempo rimanere, quante volte ripetere, dove localizzare la coscienza, ecc. Se l’ istruttore insegna dieci tecniche, il suo allievo non saprà eseguire l’undicesima. Se utilizzasse le regole generali, l’allievo avrebbe il vantaggio di non rimanere legato all’istruttore né dipendere da lui. Se avesse bisogno di proseguire da solo, potrebbe proseguire sviluppandosi, poiché, avendo imparato soltanto dieci tecniche con le regole generali, potrebbe sviluppare altre cento o mille e proseguire evolvendo sempre. Le regole generali danno autonomia e libertà al sádhaka. Le regole generali sono un’altra contribuzione della sistemazione dello Yôga Antico (SwáSthya Yôga). Osservando qualcuno che sta utilizzando le regole generali, si può avere la certezza che ha stabilito qualche tipo di contatto con il nostro metodo, anche se lo nega. Questa dichiarazione è dimostrata nei miei libri.
Bene, tutto questo è ciò che lo SwáSthya Yôga ha di così speciale. Se vuoi saperne di più, va avanti. Il prossimo testo riserva rivelazioni ancora più stimolanti.
Maestro De Rose
Lo Yôga non è quello che pensi
Le persone pensano che lo Yôga sia tutto quello che in realtà non è. Se chiedessi ad un amico ben informato, colto ed esperto, di scrivere dieci frasi diverse per definire e identificare lo Yôga, è molto probabile che ne sbagli dieci su dieci! Ma non ti stupire: molti praticanti di Yôga commetterebbero errori simili.
Allora cominciamo proprio da qui, cioè da quello che lo Yôga non è:
1) Yôga non è una parola femminile.
Non si dice “la yoga”, come pensano alcuni autori di dizionari. Yôga è un termine maschile e si pronuncia con la ô chiusa.
2) Il vero Yôga, quello di più di 2.000 anni a. C., non contiene alcun misticismo.
Il misticismo deriva da un’errata interpretazione che risale a circa venti secoli dopo la sua comparsa e che raggiunse il suo apogeo in epoca medievale. Lo sviluppo dei chakra, la stimolazione della kundaliní, l’acquisizione di poteri paranormali, come le percezioni e gli stati di coscienza superiori, non hanno niente di soprannaturale. Sono fenomeni perfettamente naturali che sono alla portata di qualsiasi persona che abbia disciplina.
3) Lo Yôga non è una terapia.
Nonostante produca effetti straordinari sulla salute, lo Yôga è classificato come una filosofia, non una terapia.
I benefici eccezionali che lo Yôga produce si devono al fatto che il praticante esegue tecniche fisiche intelligenti, allenando la respirazione, dominando lo stress, evitando la vita sedentaria, imparando ad alimentarsi meglio, a conoscere il suo potenziale interiore, ecc.
Infine, sarebbe incredibile se con tutto ciò, la salute, l’energia e la bellezza del corpo non rispondessero con un grande incremento. Però lo Yôga non si deve cercare quando ci si ammala, ma prima. Ricordati della massima dello SwáSthya Yôga che è divenuta celebre in tutto il mondo: Fa Yôga prima di averne bisogno. Anche il nuoto è ottimo per la schiena e per l’asma ma viene classificato come sport e non come terapia.
4) Lo Yôga non calma: energizza!
Non confondere il ridurre lo stress col calmare. Anche il karaté riduce lo stress, ma non calma. Negli antichi testi dell’India sullo Yôga, questo viene associato con l’idea di forza, potere ed energia e mai con quella di calma e passività. Quello che succede è che una persona forte, in generale, ha un comportamento più sereno perché confida nella propria forza e non ha bisogno di rassicurazioni come chi si sente debole. Il praticante di Yôga deve essere forte e dinamico e non calmo.
5) Non esiste un solo tipo di Yôga: ne esistono 108 diverse modalità.
In Europa ci sono più di quaranta tipi di Yôga, e non tutti sono efficaci. Alcuni sono autentici, ma la maggior parte è talmente distorta, che arriva ad essere addirittura dannosa. Le diverse modalità di Yôga non sono compatibili tra di loro. Chi pratica un tipo di Yôga non deve praticarne altri. Si deve ricercare uno Yôga che sia il più autentico possibile e dedicarsi esclusivamente a questo, senza influenze esterne.
Chi si dedica ad altri sistemi, che suppone siano simili, come tai chi, chi kun, do in, shiatsu, kuatsu, tui na, macrobiotica, probiotica, biodanza, bioenergetica, antiginnastica, feldenkrais, rolfing, eutonia, eubios, teosofia, losofia (conoscere se stessi), antroposofia, rosacroce, esoterismo, gnosis, controllo mentale, zen, ecc. non deve mischiarli tra loro, né con lo Yôga. Se desideri dedicarti allo Yôga o a qualcuna di queste correnti è bene evitare tutte le altre e offrirsi ad una sola con seria ed esclusiva dedizione, senza interferenze esterne.
6) Lo Yôga non è teorico. È estremamente pratico.
Quando esegui le tecniche, questo è Yôga. Quando ne parli, non è. Tutta la teoria che ho inserito in questo testo o che gli altri autori trattano nei loro libri, non è Yôga, ma soltanto le nostre opinioni, commenti, storia, ecc. Lo Yôga è la pratica. Il fondamento teorico dello Yôga si chiama Sámkhya.
7) Lo Yôga non è statico. È dinamico. È bello. È forte.
Guarda il DVD Coreografie di SwáSthya Yôga e sarai d’accordo.
Se, eventualmente, qualcuno afferma che lo Yôga antico non possedeva coreografie e che è il sottoscritto ad averle introdotte, devo correggere il concetto (affinché non diventi un preconcetto): quello che io ho fatto è stato riscattare una struttura antica che era quasi persa.
Vuoi un esempio? Il surya namaskar! Questo è considerato uno dei più antichi insiemi di esercizi fisici di Yôga, che risale ai tempi in cui l’uomo primitivo adorava il Sole. Così il surya namaskar, il saluto al Sole, è l’esempio più eloquente dell’esistenza di quello che chiamiamo coreografia, nello Yôga ancestrale.
Il surya namaskar è l’unica coreografia che fa parte del bagaglio che l’Hatha Yôga ereditò dagli Yôga più antichi, perché lo Hatha è uno Yôga moderno, sorto nell’XI secolo dell’era cristiana e che aveva già perso quasi tutta la tradizione iniziatica dello Yôga antico.
Per questo, quella che oggi chiamiamo coreografia già esisteva ed era una pratica molto antica, solo che attualmente è poco conosciuta perché praticamente quasi estinta. Quanto alla somiglianza con la danza, non ci dimentichiamo che il creatore dello Yôga, Shiva, era un ballerino; fu immortalato nella mitologia con il titolo di Natarája (re dei ballerini).
8) Lo Yôga non ci mette molto tempo a dare risultati.
Una grande quantità degli effetti comincia a manifestarsi già dalle prime settimane di pratica e molti si sentono perfino nella prima lezione. La flessibilità inizia ad aumentare a partire dalla prima sessione. Già il primo giorno si riduce lo stress. Scompaiono immediatamente i dolori della schiena che derivano da una cattiva postura. I mal di testa dovuti alla tensione possono essere eliminati in quel momento. L’insonnia di solito sparisce dopo la prima pratica. Ed inoltre, si è notata la tendenza alla rapida normalizzazione di alcuni tipi di ipertensione arteriosa. L’asma, l’ulcera, l’impotenza sessuale rispondono molto bene agli esercizi.
Tuttavia, è di fondamentale importanza non considerare questo come una terapia, ma come un miglioramento di salute dipendente da una revisione della qualità di vita, degli esercizi, dell’alimentazione e del proprio atteggiamento interiore.
9) Lo Yôga è per gente giovane.
Non solo anagraficamente, ma biologicamente giovane. Questo dà qualche speranza ai più grandi, una volta che, indipendentemente dall’età, una persona giovane può avere meno predisposizione allo Yôga di una che è più grande d’età.
Però, la concezione che lo Yôga sia utile alla terza età è sbagliata, a meno che il praticante non sia in ottima forma fisica.
Uno Yôga autentico è molto forte per le persone anziane o malate. La sua semplificazione può costituire, nella migliore delle ipotesi, una mutilazione. In alcuni casi, addirittura un inganno.
Non intendo dire che le tecniche adattate siano necessariamente sconsigliabili, assolutamente no. Possono essere benefici a seconda della competenza dell’istruttore. Solo che in questo caso, avremmo bisogno di dargli un altro nome, in quanto lo Yôga deve condurre ad una meta che è chiaramente definita, per la quale non sono contemplati programmi semplificati. L’inganno, allora, deriverebbe dal fatto di aver detto che le pratiche sono di Yôga quando in realtà non lo sono.
Lo Yôga è qualsiasi metodologia strettamente pratica che conduce al samádhi.
Quando proposi questa definizione, negli anni sessanta, ci si mise molto tempo a comprenderla perché, all’epoca, gli istruttori di Yôga avevano molta poca cultura. A partire dagli anni ottanta passai a divulgarla in Europa ed in India. In quei luoghi fu compresa rapidamente e accettata come la definizione che, nel minor numero di parole, riusciva a dire quello che era lo Yôga genericamente, in modo da poter essere condivisa da qualsiasi ramo o linea. Indipendentemente dalla definizione generale per tutte le modalità, ogni tipo di Yôga possiede la propria definizione, relativa alla propria specializzazione.
10) Lo Yôga è cosa da uomini.
Le donne sono molto gradite, ma si deve sapere che in India, in molte scuole, solo gli uomini praticano Yôga. Ogni cento praticanti abbiamo al massimo una donna. Diversi ashram semplicemente non le accettano. “Lo Yôga è cosa da uomini”, si giustificano.
Nel nostro caso, non facciamo discriminazione nei confronti di nessuno. Abbiamo molte donne che fanno parte integrante del corpo di praticanti, istruttori e direttori. Allo stesso tempo notiamo che le casalinghe, generalmente non si adattano. Quelle che amano di più il metodo sono donne dinamiche e indipendenti, imprenditrici, libere professioniste, universitarie e sportive.
Questi dieci punti illustrano solo alcuni degli elementi con cui cerco di riscattare la vera immagine dello Yôga.
Maestro De Rose

SwáSthya Yôga e Sport estremi
Perché lo SwáSthya Yôga viene praticato dagli appassionati di sport estremi?
Al mondo esistono 108 diversi tipi di Yôga; c’è uno Yôga per qualsiasi cosa e ogni tipologia differisce dall’altra come la Fisica dall’Educazione Fisica! Lo SwáSthya Yôga è quello che meglio si adatta agli sport come il Surf, le Arti Marziali, il Paracadutismo e simili, il Rafting ed altri sport estremi. La ragione di questa sintonia deriva dal fatto che lo SwáSthya è il tipo di Yôga più completo ed efficace che esiste ed anche perché i suoi praticanti sono, per tradizione, giovani: la maggior parte infatti ha tra i 18 ed i 38 anni. Vediamo in che cosa lo SwáSthya aiuta lo sport.
Allungamento muscolare
Tra i più informati è risaputo che l’allungamento muscolare o stretching non è, né più né meno, che una delle parti dello Yôga denominata ásana (si pronuncia ássana). Per questo chi detiene il migliore know how sullo stretching sono proprio gli istruttori di Yôga.
Nello SwáSthya Yôga abbiamo sviluppato un metodo di allungamento muscolare a freddo che, oltre ad essere molto più efficiente, garantisce due cose che tutti gli sportivi sognano:
- una protezione quasi infallibile contro gli strappi muscolari (anche facendo sport senza riscaldarsi).
- lo sportivo non perde la forma fisica anche se deve interrompere gli allenamenti (a seconda del tipo di sport, l’atleta può mantenersi in forma senza allenarsi addirittura per vari anni).
Grazie al dominio tecnico di questo know-how, stiamo allenando molti sportivi, ballerini e lottatori con risultati molto soddisfacenti. Se inizi a praticare lo SwáSthya potrai dire addio al terrore dello strappo...
Elasticità x forza
È vero che quanto più si è muscolosi, tanto meno si è agili? Questa è solo una mezza verità.
In primo luogo cerchiamo di capire che cos’è l’elasticità. Molta gente infatti confonde l’allungamento muscolare con l’elasticità. In realtà quest’ultima comprende tanti fattori di cui i muscoli sono solo una parte.
Generalmente viene condivisa l’idea che un muscolo molto allungato perda forza e che un muscolo molto forte perda elasticità. Ciononostante se si sa lavorare sopra il proprio corpo, si possono ottenere muscoli forti e, allo stesso tempo, elastici. Un ottimo esempio può essere la ginnastica olimpica.
Lo SwáSthya Yôga possiede una serie di tecniche che sviluppano la muscolatura in maniera estremamente armoniosa, ottenendo la padronanza perfino dei muscoli considerati involontari, cosa che contribuisce a performance atletiche superiori in qualsiasi sport, danza o lotta. Inoltre questo tipo di Yôga garantisce un’eccezionale elasticità delle articolazioni e dei muscoli, per l’eliminazione delle piccole tensioni locali, per la presa di coscienza dei vari gruppi muscolari e per le lunghe permanenze nel punto culminante dello stimolo fisico.
Se non vuoi provare lo SwáSthya Yôga per una specie di preconcetto, ricorda che ci sono altri atleti che non hanno avuto alcun tipo di riserva mentale e hanno affiancato lo Yôga allo sport. Allora, anche se non pratichi lo SwáSthya Yôga, avrai la possibilità di confermare la superiorità di colui che pratica... gareggiando contro di lui!
Competizione sportiva
Ti sei mai reso conto che quando ti innervosisci la respirazione si accelera anche se stai fermo? È normale che le persone affannino quando si emozionano per uno spavento, per paura, rabbia o nervosismo – come, per esempio, prima di una gara.
Molto prima di mettere i muscoli in moto, il cuore già accelera il battito, la muscolatura si riempie di tossine e il corpo di adrenalina, tutto ciò avviene con un anticipo pregiudicante. Il risultato è una considerevole perdita di energia e di rendimento solo a causa di nervosismo e stress. Il vigore fisico viene pregiudicato dalla mancanza di controllo emozionale. Quando si è troppo tesi si può provocare uno strappo muscolare contraendo molto la muscolatura. Quante medaglie e trofei sono stati persi per questo! Se si praticasse lo SwáSthya Yôga questo non succederebbe.
Maestro De Rose
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